Gli obelischi di Roma


Quello che non vi aspettereste mai da Roma è la grande varietà di opere d’arte che la città custodisce. Certo, considerando la Città Eterna, il primo monumento a cui si pensa è il Colosseo ed effettivamente l’imponente arena insieme con il Foro romano, il Palatino e le vestigia dei Fori Imperiali rappresentano la più grande area archeologica d’Europa. Dunque si potrebbe concludere che questo sia l’unico primato “archeologico” di Roma.
Ma parlando di numeri Roma può sempre stupire e spuntarla dove mai vi aspettereste.
Ad esempio sapete che a decorare alcune stupende piazze ci sono manufatti provenienti dall’Egitto, alcuni vecchi di 3500 anni? Ebbene pensate che dalla fine del ‘400 sono stati recuperati e risollevati ben 13 obelischi. Ciò fa di Roma la città con più obelischi egizi al mondo tanto da meritare il titolo di “città degli obelischi”. Alcuni sono in origine appartenuti a grandi faraoni egizi: al celebre Ramesse II appartenevano quelli che campeggiano oggi in Piazza del Popolo e davanti al Pantheon, a Thutmosi III quello che si trova presso San Giovanni in Laterano. Altri sono ben riuscite imitazioni di produzioni egizie.Ad esempio il famosissimo obelisco che domina Piazza Navona arroccato sulla splendida fontana dei fiumi fu fatto realizzare da Domiziano in perfetto stile egizio su materiale di provenienza africana da scalpellini egizi ma con un testo, squisitamente romano ( ma in geroglifici ) sul potere e la natura divina dell’imperatore. Domiziano, come prima di lui Cesare, fu sinceramente affascinato e rapito dall’idea di potere essere venerato come un dio in terra, cioè come un faraone e nel subire queste suggestioni forse si spinse un po’ troppo lontano, abbandonando alcune delle più importanti tradizioni  della Roma delle origini.

Chi interpretò invece i culti egizi in chiave “romana” fu Augusto, che tempo prima dell’imperatore domiziano aveva già fatto arrivare preziosi manufatti egizi a Roma, ma con l’idea precisa di mostrarli come bottino di guerra e celebrare con ciò il trionfo della “romanità” autentica. Augusto fece infatti portare da Alessandria il celebre obelisco del faraone Psammetico ora in Piazza di Montecitorio: non un omaggio alle atmosfere dell’antico Egitto, bensì una testimonianza di un’Egitto ormai vinto e sottomesso – come recita l’iscrizione sulla base dell’obelisco. La destinazione dell’obelisco poi doveva stupire, mostrando le potenzialità del grande Impero Romano: proprio l’obelisco di Montecitorio era lo gnomone dell’orologio solare dell’imperatore, che nel dies natalis (giorno di nascita di Augusto) proiettava la sua ombra sull’Ara Pacis, mostrando l’imperatore come garante di un nuova era di pace e di equilibro. Una destinazione propagandistica che rende la presenza dell’obelisco di Montecitorio una delle più interessanti testimonianze dell’egittomania a Roma.

Non vanno però dimenticati tutti quegli altri splendidi obelischi che con propositi ed obiettivi meno impegnativi furono impiegati nella decorazione di edifici celebri, come ad esempio l’obelisco in piazza san Pietro, un tempo sulla  spina del circo di Caligola. Insomma, gli obelischi di Roma sono una delle meraviglie che la città ha da offrire,  in modo forse meno evidente e appariscente delle principali attrazioni della città,  ma con la regalità che solo i tesori della città eterna sanno delicatamente svelare.

 

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