Lago Puzzo: il “fantasma” di Capena che riappare e scompare da oltre 2000 anni
Il lago Puzzo è molto più di un semplice specchio d’acqua; è un affascinante e inquieto fenomeno geologico incastonato tra i comuni di Capena e Fiano Romano, nel Lazio.
Questo piccolo bacino suscita da secoli una profonda curiosità scientifica e popolare grazie alla sua singolare caratteristica: quella di scomparire e riapparire ciclicamente in luoghi diversi della piana. Il suo nome pittoresco deriva dai gas solforosi (puzzo) che storicamente si sprigionavano dalle sue acque.
Questa ciclicità, che affonda le radici in fenomeni geologici millenari, ha reso il lago Puzzo una vera e propria “memoria geologica” del territorio. Recentemente, la sua unicità è stata riconosciuta dai comuni interessati, che hanno promosso la proposta di istituirlo come Monumento Naturale per garantirne la tutela e lo studio.
Lago Puzzo: un sinkhole vulcanico tra storia e leggenda
L’origine del lago Puzzo è strettamente legata all’antica e complessa geologia del Lazio. Il lago è classificato come un sinkhole naturale , ovvero una cavità sub-circolare che si forma a causa del cedimento e dello sprofondamento del terreno soprastante.

Questa attività non è recente: la zona era già nota agli Etruschi come “terra dei prodigi” e racconti di sprofondamenti e fenomeni naturali insoliti (come l’emissione di pietre) furono documentati dagli storici romani Tito Livio e Giulio Obsequente. L’intera area, che prende il nome dall’antico toponimo di Capena (Leprignano), è stata per oltre due millenni teatro di una vivace instabilità geologica.
La causa principale di questo fenomeno è duplice:
- Attività Vulcanica Antica: L’area si estende fino al distretto vulcanico di Sacrofano, e la presenza di profonde faglie sotterranee è un residuo di quell’antica attività.
- Acque Mineralizzate in Pressione: L’azione di sprofondamento e riemersione è attribuita alla risalita di acque mineralizzate (ricche di H₂SO₄ e H₂S) in pressione dal sottosuolo. Queste acque, testimoni di un passato che risale al Pleistocene quando la zona era sommersa dal mare, agiscono erodendo il fondo argilloso vulcanico e aprendo improvvisi canali (meati) che permettono al bacino di svuotarsi e riempirsi.
La straordinaria ciclicità del lago e i boati sotterranei
Ciò che rende il lago Puzzo unico è la documentazione storica della sua instabilità. A differenza di molti altri bacini laziali, come il Lago Nuovo (apparso nel 1895 e ora colmato) o il Lago Sinibaldi (prosciugato artificialmente), il Puzzo è famoso per le sue riattivazioni, spesso violente e rumorose.

Le testimonianze storiche e moderne confermano questa ciclicità anomala:
- 1856: È la prima datazione certa di una comparsa, documentata in un articolo de “L’Illustrazione Italiana”. I contadini assistettero a forti scosse accompagnate da rombi sotterranei “come di scariche d’artiglieria” prima che una voragine di circa 100 metri di diametro si riempisse d’acqua.
- 1900 – 1930: Il lago scompare completamente nel 1900 per riapparire trent’anni dopo con grande clamore, con gli anziani del luogo che ricordano l’evento come assai rumoroso.
- 1985: Si ripresenta un episodio violento, con fuoriuscita di acqua, sassi e fango, spaventando la popolazione locale.
Questa attività sotterranea, che ha causato anche boati e lievi scosse di terremoto, ha richiamato l’attenzione delle massime autorità scientifiche italiane, tra cui l’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e l’ INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), soprattutto a seguito degli eventi più recenti, come le forti “esplosioni” sismiche registrate nell’ottobre del 2020.
Un simbolo di rinascita e tutela ambientale
Nonostante le sue modeste dimensioni e il fatto che, in estate, il lago entri spesso in una fase asciutta (la profondità massima non supera i 4 metri), il Lago Puzzo conserva un inestimabile valore scientifico e naturalistico. La sua forma irregolare, quasi ellittica (circa 100 metri di diametro), è oggi circondata da alti canneti, difficilmente accessibili, ma essenziali per la biodiversità locale.
Sulle sue rive, per esempio, nidificano diverse specie di uccelli rapaci, e la bassa vegetazione circostante è fondamentale per la fauna locale.

Per preservare l’unicità di questo sito – una vera e propria testimonianza geologica del Pleistocene – i Comuni di Capena e Fiano Romano hanno recentemente firmato una proposta congiunta per il suo riconoscimento come Monumento Naturale .
Questa iniziativa, supportata da volontari come l’Ing. Sabatino Rossi e i dottori Desiree Izzi e Christian Angelici di XNATURA ONLUS, mira a:
- Proteggere gli importanti valori geomorfologici e idrogeologici dell’area.
- Tutelare la ricca flora e fauna che popolano il bacino.
- Valorizzare il sito studiato a livello globale per la sua unicità scientifica.
Il lago Puzzo (noto anche come Laghetto di Capena o Leprignano, suo antico toponimo), dunque, non è solo una curiosità geologica, ma un simbolo di come la memoria profonda della Terra continui a modellare il paesaggio, meritando la massima attenzione e tutela.




